Midgard editrice

Intervista a Christian Baldelli

Autore del volume “Siamo tutti in qualche posto” edito nella Collana Poesia della Midgard Editrice.

Buongiorno, parlaci della tua opera, come nasce?
Questa opera nasce, rinasce e si sviluppa negli innumerevoli momenti in cui ho sentito il bisogno di esprimere in senso soggettivo il mio Io interiore. Come in un viaggio fatto di più tappe, ad un certo punto può capitarti di non ricordare il motivo per cui ti eri messo in cammino, o quale era l’itinerario che avevi pensato di percorrere al momento della partenza. La vita ad un certo punto prende il sopravvento e il poterla dominare o anche solo dirigere, diventa chiaramente un’illusione con cui fare i conti. Nonostante questo possa apparire scontato, la stragrande maggioranza delle persone, a me sembra, perdano il loro senso di orientamento e si ritrovano in maniera più o meno inconsapevole, gettati in pasto nella corrente delle routine quotidiane e non riescono in realtà più a distinguere se stanno vivendo o solo sopravvivendo. Ecco io temo spesso di stare solo sopravvivendo; perciò, mi tuffo in questa mia ricerca interiore ogniqualvolta vengo attraversato da queste sensazioni. La scrittura allora diventa ragione di approfondimento, catarsi, analisi, inchiesta, diventa il succo da estrarre dalle esperienze o l’unguento da spalmare sulle ferite dell’anima.

Quali sono le tematiche più importanti della tua poetica?

Il concetto di poetica ha un’origine probabilmente di natura estetica, dove bisognerebbe considerare tutti gli intenti e i contenuti espressivi che rientrano nelle arti di un poeta. Mio malgrado non riesco a considerarmi un poeta, non ho queste qualità. Lascio questo nome a chi veramente può essere chiamato con questo appellativo, a chi è capace di trasformare in scrittura i suoi pensieri e fa diventare Arte quello che ci fa leggere. Forse mi vedo un po’ come un narratore, o piuttosto allo stesso modo come un Narratore e un Raccontatore in cerca di significati da dare a quello che mi circonda o da cui vengo circondato. Allora come Raccontatore mi appresto ad approfondire i temi classici del senso dell’esistenza, la caducità, la mondanità, il senso stesso delle nostre fragilità che ci lasciano in balia degli eventi. Come Narratore mi concentro invece sull’amore. Amore come sentimento, come completamento, come emozione e motore della vita stessa, come mancanza, come ragione di lotta e sopravvivenza, come eternità da inseguire.

Ci sono dei poeti contemporanei o di epoche passate che ti ispirano particolamente?

Sinceramente ho tanti poeti tra gli scrittori che più amo leggere. Le stagioni della mia esistenza mi hanno portato a scoprire e preferire gli uni agli altri. Ho scoperto Rimbaud, Baudelaire, Eluard, Verlaine tra i 16 e i 18 anni. La biblioteca Augusta di Perugia era allora per me il loro terreno di caccia. Passavo mattinate intere lì dentro, cercando risposte alle prime domande che l’adolescenza mi aveva lasciato. Poi verso i 20 anni o giù di lì sono arrivate le edizioni Newton Compton e i loro prezzi stracciatissimi. Libri a 1000, 2000 e 5000 lire. Ne feci vere e proprie incette. Andando così a cercare di soddisfare le mie curiosità in vari ambiti letterari e naturalmente anche in quelli poetici. In quel periodo è scoppiato il mio amore per Neruda e la mia profonda ammirazione per i nostri poeti ermetici. Ci sono voluti i 30 anni per riscoprire i nostri autori classici: Dante, Petrarca, Leopardi, Carducci, Foscolo. Poi in questi ultimi anni, andando un po’ a random ho letto ed apprezzato numerosi altri poeti, soprattutto stranieri del tardo Settecento e dell’Ottocento. Sicuramente aver letto tanti autori ha condizionato le mie idee di poesia e il mio modo di scrivere. Dipendo certamente da ciò che mi circonda e allo stesso modo il mio scrivere dipende non solo da quello che vivo, ma anche da quello che ho letto ed apprezzato. Quindi anche se il mio orgoglio mi farebbe subito dire ‘che io sono di nessuno’, in realtà le mie ‘poesie’ sono inconsapevolmente condizionate dai tanti autori che ho citato e da tutti quelli che ho potuto leggere. Peccato non essere talentuoso come loro…

Qual è il rapporto fra la scrittura e la tua vita di tutti i giorni?

Amo dire, citando uno dei miei libri preferiti il Siddharta di Hermann Hesse, “di aver vissuto tante vite e di essere stato tante cose”. La mia scrittura non ha potuto non risentirne. In questo libro che è suo malgrado anche antologico, ho inserito ‘poesie’ scritte quando avevo 15 anni, vicine ad altre scritte meno di un anno fa. Non sono gli anni che hanno cambiato i temi, ma i punti di vista e di vita. Il tempo che scorre scandisce esperienze, perciò il passato rimane dentro ognuno di noi e ne fa parte per sempre. Siamo quello che siamo stati e saremo quello che il passato ci farà essere nel futuro. Cambiamo continuamente e la scrittura per me ha cercato di essere agente riequilibratore dell’intelletto e ragione da dare agli eventi che si sono succeduti. È stata, ed è segreto da non confidare, rifugio in cui nascondersi e nascondere verità che non vorresti esistessero, vanità che non possono essere comprese. Ho sognato una vita che fosse come una poesia, ho avuto in cambio un amore che non può essere veramente descritto da nessuna di esse. Buona lettura e buona vita a tutti Voi.

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