Midgard editrice

Intervista a Giuseppina Salvucci

autrice del volume “Il borsello della fantasia”, edito nella Collana Fiabe della Midgard Editrice.

Giuseppina Salvucci

 

Buongiorno, parlaci della tua opera, come nasce?

Il primo ricordo che ho di me che invento storie per i miei bambini è in macchina al semaforo rosso di Matelica con mio figlio Francesco di circa due anni che urla come un disperato prigioniero sul suo seggiolino. Urlava e non sapevo cosa fare…allora provai a distrarlo in qualche modo…”Ma lo sai che cosa è successo???!! Incredibile! Sono venuti I LADRI a rubare il trattore di nonno!!! IL TRATTORE QUELLO BELLISSIMO ROSSO!!!”… Peraltro non mi sembra che io riuscì a catturare la sua attenzione e a distoglierlo un po’ dal suo grande dolore… Diciamo che per cominciare ad inventare poté più la disperazione che la vena artistica!
Poi ricordo il mio piacere accanto al letto di mio figlio (aveva forse 5-6 anni) mentre inventavo del trenino Paoletto, prima di augurargli la buona notte. Parlavo enfatizzando le situazioni e vedevo i suoi occhioni scuri emozionarsi. Era un feed back che mi portava a continuare. L’effetto piaceva ad entrambi.
E poi, da tempo avevo in mente di scrivere le favole inventate, perché non andassero perdute. Devo dire che il pensiero che un bimbo in futuro (magari un nipotino) possa pensarmi… mi conforta molto…rispetto allo scorrere veloce di ogni cosa.

Quali sono le tematiche più importanti di questi racconti?

La storia di Cirillo fa riferimento al bullismo. Vorrei dire ad un bambino che non c’è motivo di preoccuparsi se viene preso in giro per qualunque motivo. Non ha importanza. E vorrei anche fargli capire che è comunque meglio ridere con qualcuno che di qualcuno. Poi…per carità…tutto serve a crescere.
Paoletto è un po’ il simbolo di come nella vita ci possano essere momenti belli e momenti brutti. E anche di come, pur nei momenti terribili, ci può essere una via di uscita per la felicità. Ed è anche la storia in cui emerge il valore salvifico delle relazioni e dell’amicizia.
Temerina: una mia conoscente amante dei cavalli mi raccontò che aveva acquistato una cavalla che doveva essere abbattuta. Mi disse che era riuscita a renderla mansueta. Questa vicenda mi aveva dato lo spunto per la favola. Le parole sono importanti, la fiducia è importante. Romualdo è l’uomo che attira a sé la sfortuna perché non sa cogliere l’occasione per narrare quello che gli capita in maniera positiva. Lamentarsi, maledire la propria storia, non produce nulla di buono.
Fiorillo: Fiorillo mi ricorda tutte le volte in cui ho detto a mio figlio di mettere in ordine le cose. Quel “dopo” l’ho sentito tante volte! E lo so che somiglia molto ad un “non ci pensare neanche!”. E’ una storia divertente per me perché lo spunto lo ricavai da una storia vera che mi raccontò mia madre a proposito di un nostro parente. Le cose andarono come nella favola fatta eccezione per l’intervento del cagnolino. Quello me l’ha ispirato la mia cagnolina…che distrugge con i denti tutto quello che trova sul suo cammino.
Reddy: quella è la prima favola. Non aveva una tematica particolare. Non si deve rubare. I nomi sono importanti.
La storia di Lino è quella che deriva dalla mia formazione di medico…dalla mia deformazione professionale. Ho voluto rappresentare in una favola quello che succede in caso di febbre da infezione virale. Creando una certa suspence. Alla fine nel mio pensiero originario Lino moriva. Poi ho pensato che questo fosse troppo triste per un bambino e ho trovato il lieto fine nella memoria immunologica.

Oltre ai racconti ti sei divertita ad illustrare il libro, parlaci di questa esperienza.

Mi sono divertita tanto! Vado fiera di come ho rappresentato i virus, Lino impaurito, il terremoto della febbre che spacca il terreno! L’espressione della mamma di Fiorillo quando entra in casa e trova il caos primordiale, l’entropia ai massimi livelli! Quella sono io!
In realtà ho cercato un illustratore. Mi è capitato di conoscere una illustratrice, anche brava e famosa. Ma mi ha detto che lavorava per case editrici e non per privati. Allora ho chiesto ad una cara persona che è un bravissimo pittore. Ma, pur essendo contento della richiesta, non mi ha potuto accontentare per problemi di salute.
Allora ho pensato: bene…i disegni posso farli io! Avrei voluto elaborarli e arricchirli…ma alla fine le cose vanno fatte in qualche modo…altrimenti restano lì in eterno. Mio figlio mi ha aiutato. In particolare ha trasformato il mio disegno a mano della copertina in immagine da computer. Io ho benissimo in mente come in un cartone animato o in un film le mie favole. Mi è piaciuto molto darne un’idea fedele, anche se essenziale.

Qual è il rapporto fra la scrittura e la tua vita di tutti i giorni?

Mi piace scrivere, è un modo molto efficace per entrare in contatto mentale e per tenere viva la mente. Per lavoro scrivo cose tecniche, organizzative, comunicazioni…a volte stressanti. Scrivere storie mi rilassa e mi consegna un grande senso di libertà e di compagnia. Ormai ho debuttato, ho visto che mi piace scrivere e quindi spero di poterlo fare di più.

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