Midgard editrice

Intervista a Gianluca Ricci

Gianluca Ricci

autore del volume “Orazion picciola”, edito nella Collana Poesia della Midgard Editrice.

Buongiorno, parlaci della tua opera, come nasce?

Questa mia ultima silloge contiene testi scritti dal 2018 al 2019, prima ancora della pandemia. In verità avevo già pubblicato questi versi in rete in fruizione libera, ma confesso che l’esperienza non mi aveva convinto. La poesia ha bisogno di rimanere sotto gli occhi ed in mano dei lettori. Altrimenti diventa giornalismo, psicologia spicciola.

Quali sono le tematiche più importanti di Orazion picciola?

L’argomento è sempre il solito, sono io. E non lo dico per supponenza, ma perché in questi ultimi anni ho sentito il bisogno di trovare il bandolo di questa mia esperienza esistenziale, privata del suo significato fondamentale. Il lavoro. Sono difatti diventato un pensionato. E come tutti mi sono trovato immerso in una marea di ricordi e messo in condizione di valutare come nuova ogni vicissitudine, ogni fatto capitatomi. Ovviamente nessuno passa indenne attraverso la vita. A me è successo di aver mantenuto viva una adeguata capacità di stupore, il bisogno di cercare significati. In fondo c’è sempre un mondo sconosciuto da conquistare e normare.

Questa è la tua undicesima opera poetica. Quali divergenze e quali affinità con le altre?

Scrivere poesia per me è come prendere appunti, scrivere un diario, inchiodare pensieri sulla carta. E questa cosa non cambia proprio adesso. Sono cambiate le mie convinzioni, i miei punti di riferimento, i riferimenti ideologici, le suggestioni religiose, i miei bisogni etici, gli affetti. Nello stesso momento mi sono fatto accompagnare da forme espressive anche lontane dalla nostra cultura o di quella delle nostre origini, quella classica.

Progetti futuri?

Più che altro accompagnare alla luce una successiva silloge, i versi del tempo del Covid e della guerra, e dare organicità ad una seconda raccolta di racconti.

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