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Egidio Burnelli nato il 06/04/1998 a Perugia. Ha studiato Scienze per l’investigazione e la sicurezza all’Università di Perugia e Antropologia e storia del mondo contemporaneo all’Università di Modena e Reggio Emilia. Attualmente lavora presso gli studentati ADISU a Perugia e collabora con il mensile umbro Micropolis allegato con Il Manifesto.
La sua produzione è ampia e variegata, comprendendo saggi, narrativa e poesia. Tra le opere principali si segnalano:
Giustizia internazionale per la ricomposizione sociale: il caso della ex-Jugoslavia (2020), saggio di taglio geopolitico e giuridico
Favole della buonanotte (2021), raccolta di racconti a tinte oscure e realistiche
L’amore è merda e la vita una puttana (2020), raccolta poetica di forte impronta espressiva
Il preromanticismo dell’Ortis (2023), studio letterario su Ugo Foscolo
La seconda silloge (2023), raccolta poetica su temi esistenziali e sociali
Pippo per prendere sonno (2025), raccolta di racconti tra horror e storico
Nascondere un cadavere (2025), opera narrativa con elementi thriller
L’opera si presenta come un diario intimo e dissacrante in cui l’autore ripercorre le proprie avventure sessuali – «sempre oltre la norma», nell’espressione dei suoi interlocutori – mettendo a nudo tabù e fantasie che suscitano incredulità e invidia in chi ascolta. Attraverso la voce diretta, sorprendentemente schietta, il protagonista racconta di incontri “estremi” in cui le pratiche più inconsuete non sono un vezzo da film porno, ma il centro del piacere condiviso. Lungi dall’essere mero esibizionismo, queste esperienze svelano una tensione autentica verso l’intimità e il desiderio, che sfida i cliché maschili secondo cui certe pratiche sarebbero appannaggio esclusivo delle professioniste del cinema hard.
Strutturato in capitoli tematici, il testo alterna aneddoti succinti e riflessioni sul rapporto tra sesso, vergogna e libertà di espressione dei propri gusti. L’autore spiega la propria “faccia tosta” nel chiedere cose insolite, sottolineando come molti uomini preferiscano nascondersi dietro relazioni seriali o ricorrere alla prostituzione per evitare di mettere in gioco la propria immagine. Al contrario, egli si considera fortunato nell’aver sempre incontrato donne disposte a esplorare con lui nuovi confini del piacere.
Il titolo, “Diario di un ubriacone perverso”, rimanda inoltre alla presenza costante dell’alcol come tramite di disinibizione: molte delle vicende nascono in serate briose, tra bicchieri e chiacchiere spregiudicate. In chiusura, l’autore si concede un sorriso complice verso il lettore: se l’obiettivo è divertirsi, l’alcool aiuta a rompere i freni inibitori… purché, avverte, lo si faccia sempre in sicurezza.
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